mercoledì 6 ottobre 2010

La Baklava turca.


Tra i dolci turchi èil più famoso.La sua popolarità risale al tempo del sultano Mehmet (15 ° secolo) dell'Impero Ottomano. Questa squisita pasta aromatizzata è stata fatta in Anatolia per lunghi secoli, ed il suo antenato potrebbe essere un piatto degli Assiri. Composta di frutta secca tra due strati di pasta e cotta in forno. La prima testimonianza di baklava, come lo conosciamo oggi, arriva da Damasco. Durante il 17 ° secolo si era diffusa la fama ad Istanbul, dove i cuochi di palazzo ne fecero un regalo speciale per i giannizzeri. I giannizzeri portarono i vassoi di baklava fuori del palazzo in quella che era conosciuta come la Processione Baklava.
Nel primo libro stampato di cucina turca, Melceü't-Tabbahin (Rifugio dei cuochi), il suo autore Mehmet Kamil dà cinque ricette per baklava: baklava ordinaria, baklava con panna, baklava decorativo con panna, baklava con melone, riso e baklava . Baklava si è diffusa in circa un quinto dei paesi del mondo. E 'sorprendente, per esempio, scoprire che baklava è popolare in Texas. Sorprendente è la sua diffusione in tutta la penisola arabica, Africa del Nord, le repubbliche turche dell'Asia Centrale, Grecia, Albania, Macedonia, India, Afghanistan e l'Armenia. Tuttavia, vi è una differenza importante tra il baklava fatto in tutti questi paesi e quello della Turchia, ed è lo spessore degli strati di pasta.
La baklava se ben fatta dovrebbe sciogliersi in bocca, e non deve essere eccessivamente dolce e sciropposa. Se ti viene il bruciore di stomaco cambia il fornitore, perché significa che non ha usato materie prime di altissima qualità.

mercoledì 22 settembre 2010

QUALE OLIO PER FRIGGERE? LA SCIENZA IN CUCINA


E’ meglio friggere in olio extravergine di oliva o utilizzare quelli di semi. E tra i semi qual è il migliore? Ma la frittura fa male? Qual è l’alimento che si frigge in maggior quantità in Italia? Tante domande e spesso molta confusione. La frittura è sempre al centro del dibattito su alimentazione e benessere. A questi interrogativi risponderanno due dei maggiori esperti italiani nel corso del primo convegno nazionale sulla frittura in programma a Bologna giovedì 23 settembre in occasione dell'evento PATATA in BO, settimana di iniziative per la valorizzazione della patata italiana e dei modi per cucinarla.
Il convegno promosso in collaborazione con i Dipartimenti di Scienze degli alimenti delle Università di Bologna e di Napoi “Federico II” e realizzato con il contributo degli Oleifici Mataluni con il marchio Olio Dante, è in programma alle 10.30 presso l'Aula A3 della Facoltà di Agraria (in Viale Fanin n. 44).
“È opinione diffusa che i cibi fritti facciano male alla salute – afferma Elena De Marco, responsabile Ricerca e sviluppo di Oleifici Mataluni - Recentemente, la verifica che il processo di frittura determina una minore alterazione delle proprietà nutrizionali dell’alimento rispetto ad altre tecniche di cottura, insieme al progresso nelle metodiche per il controllo del processo di frittura, stanno modificando radicalmente tale opinione”.
All’introduzione di Gianluigi Veronesi, ideatore e direttore dell’evento Patata in Bo, prevede l’intervento introduttivo del prof. Giovanni Lercker, ordinario di Scienze e tecnologie alimentari, Università di Bologna, su
"Il processo di frittura e la qualità dei cibi fritti". A lui seguiranno quelli del prof. Raffaele Sacchi, Dipartimento di Scienze degli alimenti, Università Federico II di Napoli su "Frittura in Extravergine? L'Alimento Fritto come...Traditional Functional Food", della dott.ssa Elena De Marco, responsabile Ricerca e Sviluppo Oleifici Mataluni (Olio Dante) su "Formulazione e controllo di oli per frittura destinati alla ristorazione collettiva e al consumo domestico. Esperienze di ricerca industriale", Andrea Galli di ASSOPA e Carlo Mazzanti, direttore APPE che presenteranno “Dati produttivi sulla patata da industria italiana” e Fabio Tacchella,Team manager della Nazionale Italiana Cuochi che parlerà de “L'olio per le fritture nel comparto della ristorazione professionale quotidiana”.
In Italia si consumano ogni anno circa 226 milioni di litri di olio di semi, di cui circa 45 milioni sono rappresentati da prodotti formulati specificamente per frittura. Mentre il consumo di olio di semi in generale è in calo (del 4,1% nell’ultimo anno in Italia), il consumo degli oli specializzati per friggere è in aumento (del 4,7% nell’ultimo anno in Italia), a testimonianza dell’importanza di questa tecnica di cottura nella gastronomia italiana e del ruolo fondamentale dell’olio ai fini dell’ottenimento di una frittura di qualità.L’alimento più strettamente associato alla frittura è la patata, che può essere utilizzata per diversi tipi di frittura, dalle cosiddette “French fries” (conosciute con questo nome in Nord America dopo la prima guerra mondiale, al ritorno dei soldati dal fronte francese) alle patatine fritte sottili e croccanti note con il nome di crisps (o chips nella denominazione americana).
“La collaborazione tra il mondo della ricerca, l’industria alimentare e gli operatori della ristorazione è fondamentale – sostiene il prof. Sacchi, della Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli, tra i maggiori esperti della materia - perché, attraverso la selezione delle materie prime e il controllo dei processi, una frittura di elevata qualità non solo organolettica, ma anche nutrizionale, arrivi sulle tavole dei consumatori”.

domenica 18 luglio 2010

Slow Food nei Balcani.


Dal millenario bue istriano al tipico "formaggio nel sacco" bosniaco, dal miele kosovaro alle prugne pozegaca serbe, senza dimenticare l'olio d'oliva di Elbasan in Albania: saranno i migliori prodotti della regione ad andare in scena nella prima edizione di Terra Madre Balcani, evento promosso grazie alla rete di comunità del cibo sparse sul territorio, che si sta tenendo nella capitale bulgara Sofia fino a domenica.
Oltre 160 i delegati per una "quattro giorni" intensa, fatta di conferenze, incontri, rassegne e workshop sui temi della conservazione della biodiversità, produzione alimentare e sviluppo del turismo rurale sostenibile, tutela e promozione dell'enogastronomia regionale, con un occhio di riguardo per i consumatori, da sensibilizzare maggiormente sulle potenzialità dei territori. A sei anni dal primo incontro mondiale a Torino, e a qualche mese dall'evento in Brasile che ha richiamato oltre 600 delegati, è la volta dei Balcani.
Grazie alla vasta rete sul territorio balcanico - un network che conta oltre 500 soci, 9 presidi Slow Food, 47 comunità del cibo, 8 programmi di educazione alimentare e 20 cuochi, insieme ad una ventina di progetti nell'area - gli organizzatori sono riusciti a coinvolgere nell'evento di Sofia un gran numero di delegati da 10 Paesi dell'area (Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Grecia, Kosovo, Macedonia, Romania, Serbia e Turchia). Paesi con un passato terribile alle spalle, ancora percorsi da tensioni mai sopite.
Ma la filosofia Slow Food che anima il network è chiara, con una concezione dei territori che "va al di là dei confini": questo è il senso di "mettere insieme Paesi con specificità comuni, con opportunità comuni e anche ostacoli comuni da risolvere, riunire i produttori per cercare di risolvere i problemi".

sabato 10 luglio 2010

A Vieste "La Fiera del gusto".


La Fiera del Gusto e del Turismo Enogastronomico di Vieste è in pieno svolgimento. La manifestazione anche quest’anno si è presentata innovativa e grintosa, un piano marketing determinato che diventa da subito anche convincente e coinvolgente, in quanto considera tutte le possibili occasioni utili per il Territorio, per gli Espositori e per i Visitatori.
In breve, un vero e proprio piano Marketing integrato all’altezza dei tempi che viviamo, dove la proposta, non può essere banale.
La Manifestazione, si pregia dei Patrocini e della compartecipazione dei Seguenti Enti:
+ Comune di Vieste - Assessorato al Turismo,
+ Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del
Turismo,
+ Ministero delle Politiche Agricole e Forestali,
+ Provincia di Foggia – Assessorato all’Agricoltura ed al Turismo,
+ Regione Puglia - Assessorato al Turismo ed all’Agricoltura,
+ Università degli Studi di Foggia,
+ Camera di Commercio di Foggia,
+ Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Foggia
+ Coldiretti Provinciale di Foggia
Il periodo della manifestazione è stato anticipato, rispetto alle scorse edizioni, per meglio contribuire alla destagionalizzazione e cogliere l’opportunità di coinvolgere i Turisti presenti a Vieste nella settimana: dal 06 al 10/07/2010.
Il tema della manifestazione, sarà: L’OLIO, come elemento di promozione della cucina tipica e contestualmente del ns Territorio.
La Manifestazione ha proposto ai visitatori l'intera filiera: Territorio, Gusto, Strutture Turistiche, Tecnologie, Arredamenti , Artigianato e life Style.
Il programma orario della Manifestazione è:
Tutti i giorni dalle 17,00 alle ore 23,00 dal 06 al 10 Luglio 2010.

domenica 20 giugno 2010

Cap de Barbaria è un vino mediterraneo.


Spostiamoci in Spagna, nella estremo sud della piccola isola di Formentera, una striscia di terra dominata da un bellissimo faro raggiungibile solo con una minuscola stradina asfaltata.
In questa zona selvaggia si nasconde il Petit Hotel Agroturisme, l’ultima casa prima del faro, un buen retiro esclusivo di sole sei camere, ristorante con un occhio alla Francia, dove si servono i vini prodotti nella tenuta.
Uno di questi, un rosso, un blend composto da due varietà d’uva locali, la Monastrell e la Fogoneu, e due varietà internazionali come il Cabernet Sauvignon e Merlot. Le prime due fanno parte di un vecchio vigneto di quaranta anni franco piede mentre i vitigni internazionali compongono un vigneto del 1999 di un ettaro e mezzo ad alta densità (5.500 piante/ha).
L’uva, dopo essere stata raccolta manualmente, viene diraspata e subito fatta fermentare in acciaio a temperatura controllata. Una volta terminato il processo, e questa è una particolarità, il vino viene lasciato ancora a contatto con le bucce per un periodo che può arrivare anche ad un mese, durante il qualche si susseguono continui rimontaggi. Una volta svinato il vino subisce la malolattica e il successivo affinamento in barrique fino a quando Xavier Figuerola, l’enologo, non decide di fare l’assemblaggio finale e il successivo passaggio in bottiglia.
Cap de Barbaria è un vino mediterraneo, marino, a tratti esotico, senza eccessi di legno e di alcol, sa di vento di mare, ci ritrovi il mirto, il corbezzolo, l’alloro, la frutta nera di rovo, i fiori seccati da sole. In bocca è di grande equilibrio, elegante, ampio e di grandissima sapidità. Alla cieca non potresti mai dire che non è un vino del mare. Ottomila bottiglie prodotte. Un piccolo capolavoro delle Isole Baleari.

sabato 19 giugno 2010

La UE impone il suo menù.


foto di "Eric Clapton"
Dal vino senza uva al formaggio senza latte fino all’entrata in vigore del regolamento mediterraneo che colpisce telline, cannolicchi e altri pesci della tradizione gastronomica nazionale. Sono alcune delle recenti prese di posizione dell’Unione europea che stanno cambiando in peggio le prelibatezze alimentari degli italiani.
E’ quanto emerge da uno studio della Coldiretti in occasione dell’allarme lanciato dal vicepresidente del Gruppo Ferrero, Francesco Paolo Fulci, sul fatto che il primo 'si' del Parlamento europeo all'introduzione, per ogni alimento, del miglior profilo nutrizionale potrebbe ''mettere fuori legge la Nutella e la stragrande maggioranza dei prodotti dolciari''.

domenica 13 giugno 2010

Nasce il primo Centro dedicato alle tradizioni culinarie dei paesi del Mediterraneo.


Un luogo unico, l’ex convento dei frati cappuccini di Ragusa Ibla, miracolosamente sopravvissuto al terremoto del 1693, viene dedicato al primo centro di valorizzazione della cultura enogastronomica del Mediterraneo. Un progetto che nasce dalla sinergia di una partnership d'eccezione: la Fondazione San Giovanni Battista, proprietaria del bene, è infatti accompagnata per lo sviluppo del progetto dalla Fondazione Rosselli, da Slow Food Sicilia e Alma-La scuola internazionale di cucina italiana, dal Comune e dalla Provincia di ragusa, dalla Regione Sicilia, dalla Banca Agricola Popolare di Ragusa e dal Consorzio La città solidale.
Il centro nasce dalla volontà di ricercare, studiare e tramandare le tradizioni culinarie siciliane in relazione con quelle degli altri paesi del Mediterraneo, in nome di un’identità alimentare e culturale comune capace di costruire un futuro responsabile e condiviso. Per questo il Centro offre percorsi di studio e approfondimento per appassionati, turisti e studenti, e corsi professionali di altissimo livello per giovani che vogliono diventare cuochi e pasticceri, mestiere molto ambito e di sicuro successo. Il Centro è inoltre un luogo di scambio e di incontro tra residenti, turisti, cittadini del Mediterraneo e del mondo, che vogliano approfondire tematiche enogastronomiche, anche approfittando della particolarità del luogo, che ospita un ristorante e un albergo, avvolti nell’atmosfera dell’antica confraternita. Il Centro dispone anche di una sala conferenze della capienza di circa cento persone, dove vengono organizzati incontri, seminari, presentazioni di libri e prodotti, legati alla missione del Centro.